Castello Svevo di Bari

Castello Svevo
Tipo
Monumenti
Nazione
Italia
Regione
Puglia
Provincia
Bari
Comune
Bari

Ubicazione/Come arrivare

Bari - P.zza Federico II di Svevia - 70122

Mappa

 

 

Informazioni Turistiche

Direttore: Rosa Mezzina
Ingresso: 600 €; Riduzione € 3,00
Giorni e orario apertura: Mercoledì-Lunedi 8.30-19.30 Chiusura settimanale: Martedì; Orario biglietteria: Mercoledì-Lunedi 8.30-19.00; Prenotazione: Nessuna
Comune: Bari
Indirizzo: piazza Federico II di Svevia, 4
CAP: 70122
Provincia: BA
Telefono: +39 080 5754201
Email: pm-pug.castellosvevo@beniculturali.it
Email certificata: mbac-pm-pug.castellosvevo@mailcert.beniculturali.it
Sito web: http://www.musei.puglia.beniculturali.it/

 

Descrizione

Sorto sui resti di strutture bizantine, il castello è il risultato di varie fasi edilizie, comprese fra XII e XVI secolo. Il nucleo originario, edificato da Ruggero il Normanno nel 1131 e caratterizzato da impianto quadrangolare con torri quadrate agli spigoli, fra il 1233 e il 1240 fu oggetto di ristrutturazione da parte di Federico II di Svevia. Risalgono a questa fase il portale ogivale (lato ovest) con archivolto scolpito, il vestibolo voltato a crociera e la loggetta affacciata sul cortile, con capitelli di raffinata fattura firmati da Minerrus da Canosa, Melis da Stigliano e Ismael, e la Sala Sveva (lato nord). Fra il 1501 e il 1549 Isabella d'Aragona e la figlia Bona Sforza, duchesse di Bari, stabilirono nel castello una raffinata corte rinascimentale e, per adeguarlo all'introduzione delle armi da fuoco, lo fortificarono con una cinta bastionata ed un ampio fossato.

Trasformato nell'Ottocento prima in carcere e poi in caserma, il castello è affidato al Polo museale della Puglia.

Alcune sale accolgono mostre temporanee ed eventi culturali, mentre altre ospitano una gipsoteca e una sala multimediale; si possono inoltre visitare scavi archeologici di epoca bizantina, normanna e svevo-angioina.

Nella Sala Multimediale, aperta nei giorni di lunedì, martedì, giovedì e venerdì, dalle ore 09,00 alle ore 13,00, è possibile assistere alla proiezione di un filmato sulla storia del Castello Svevo di Bari, in lingua italiana, inglese, francese e tedesca.

Sono visitabili anche degli scavi con i resti di preesistenze bizantine e normanne.

La gipsoteca

Il progetto di riallestire  e riaprire al pubblico la  Gipsoteca è nato dall'esigenza di rendere nuovamente fruibile la straordinaria raccolta di calchi in gesso tratti dai più celebri monumenti pugliesi, riordinati in tre  sale al piano terra del Castello Svevo di Bari.

L'iniziativa, promossa  dal Direttore Regionale Isabella Lapi con la condivisione del Soprintendente Salvatore Buonomo,  avviene  in coincidenza delle celebrazioni per i  150 anni dell'Unità d'Italia.

La collezione fu  stata realizzata per allestire il padiglione regionale pugliese dell'Esposizione Regionale di Roma nel 1911 nel corso delle celebrazioni per il  cinquantenario dell'Unità d'Italia.

Per allestire il padiglione pugliese del 1911, in pochi mesi fu realizzato un imponente numero di calchi in gesso esposti all'esterno ed all'interno della struttura, a  testimoniare la coscienza diffusa fra gli intellettuali della regione di possedere un importante patrimonio architettonico ed artistico e di doverne divulgare la conoscenza.

La guida  edita per la mostra del 1911 dal titolo "Il padiglione pugliese nella Esposizione regionale di Roma" descrive gli ambienti  come una sintesi di stili in un unico edificio nel quale si volevano rappresentare i più notevoli motivi architettonici ed ornamentali dell'arte regionale, ispirandosi ai più importanti monumenti religiosi, civili e militari. L'esposizione non seguiva un criterio rigorosamente scientifico, bensì un criterio estetico, con l'intento di mostrare l'evoluzione stilistica e tecnica dell'arte pugliese, anche se di quest'ultima offriva  una immagine  prevalentemente di Medioevo, con particolare riguardo al periodo romanico e all'età normanno sveva.

Alla fine dell'Esposizione, conclusa nel dicembre 1911, i calchi rientrarono  a Bari e furono destinati al Museo Archeologico Provinciale dove rimasero fino al 1949. In quell'anno, a seguito di un accordo fra la Provincia di Bari e la Soprintendenza ai Monumenti ed alle Gallerie di Puglia e Lucania, alcuni pezzi furono trasferiti presso una sala al piano terra del Castello di Bari, dove cominciò ad essere allestita la Gipsoteca.

Con la  stipula della  convenzione del 1957, la Soprintendenza  accettava la direzione e gestione della collezione dei calchi mentre la Provincia di Bari ne conservava la proprietà.

L'attuale allestimento intende rievocare il concetto espositivo del 1911, in linea con le gipsoteche europee, assimilabile per certi aspetti a una sorta di antiquarium, dove però la collocazione dei ‘reperti' segue  un ordinamento di tipo  topografico, secondo  la zona di provenienza, a suggerire una ricostruzione metaforica per ‘modelli' della produzione architettonica e artistica in ambito regionale.

Analogamente, anche lo svolgimento del tema illuminotecnico intende giungere ad una suggestiva  relazione tra luce, opera e ambiente.

Il nuovo riordino della Gipsoteca ha delineato un percorso critico sulle tante tematiche che la caratterizzano,  i cui risultati convergono nel volume "Non solo Medioevo. La gipsoteca del Castello di Bari dal cinquantenario dell'Unità d'Italia alla riapertura" a cura di Isabella Lapi, edito da Claudio Grenzi.

La realizzazione dello strumento didattico  "Cosa sono tutti quei mostri? Breve guida alla Gipsoteca del Castello di Bari", ideato da Isabella Lapi con testi di Margherita Pasquale, intende inoltre rvolgersi agli studenti e a chi volesse avvicinarsi al mondo dell’iconologia per comprendere il significato che all’origine avevano le rappresentazioni scultoree attraverso una lettura iconologica dei calchi.

Sul sito istituzionale del Segretariato regionale del MIBACT per la Puglia puoi scaricare  lo strumento didattico "Cosa sono tutti quei mostri? Breve guida alla Gipsoteca del Castello di Bari"

 

Bibliografia

 

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