Palazzo San Michele, nuova sede della Fondazione Petruzzelli: il restauro

23/03/2017

Bari - Palazzo s. Michele

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BARI - Palazzo San Michele e palazzo San Gaetano in Porta Piccola nel centro antico

Finanziamento: Programma operativo Interregionale POIn “Attrattori culturali, naturali e turismo –2007-2013”, finanziamento di € 4.900.000,00

Stazione appaltante : Segretariato regionale del MIBACT per la Puglia

Responsabile Unico del Procedimento: arch. Francesco Longobardi (Segretariato Regionale per la Puglia)

Direttore dei Lavori: arch. Francesca Marmo (Segretariato Regionale per la Puglia)

Direzione scientifica dello scavo: dott.ssa Maria Rosaria Depalo (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bari)

L’intervento di restauro di palazzo San Michele è stato, in prima istanza, un’occasione unica per rimuovere le numerose superfetazioni novecentesche che avevano annullato i valori figurativi della fase settecentesca realizzata dall’architetto Giuseppe Sforza e obliterato l’antico legame del sito con la sua storia medievale, rientrando così nel novero degli interventi di liberazione delle aggiunte.

Durante l’esecuzione dei lavori sono emerse strutture murarie indagate attraverso il metodo della stratigrafia muraria che ha guidato le scelte architettoniche approntate. Le lacune che ne sono derivate sono state analizzate e valutate unitariamente insieme a quelle indotte dalle demolizioni e rimaneggiamenti eseguiti in occasione degli interventi di adeguamento funzionale legati alla destinazione d’uso di uffici della Direzione territoriale del Genio militare, detentore del bene fino agli anni Ottanta del Novecento.

Il fine perseguito è stato quello di restituire una gerarchia di valori mettendo in evidenza il progetto settecentesco avviato nella sola ala nord del convento dei Celestini e mai portato a termine dallo Sforza, legandolo e consentendone un dialogo con le preesistenze medievali che emergono a raccontare una complessa vicenda costruttiva ancora da chiarire e approfondire.

In parallelo è stato ampio respiro ai resti dell’antico portico benedettino di epoca medievale scoperto dallo studioso Pantaleo nel 1908, attraverso la demolizione del volume soprastante così da esaltare l’unica quadrifora che permane dell’antico cenobio restaurata dallo stesso Pantaleo.

Viene così a definirsi un percorso medievale che si interseca con la “facies” dello Sforza consentendo così di leggere il catino absidale e lacerti murari di un’antica chiesa non definita che è oggetto di studi e indagini per colmare le lacune nelle datazioni di strutture murarie di Bari antica.

Inoltre, è stata liberata l’area dove si ritiene fosse il chiostro benedettino che dagli anni Settanta era occupata da grossi speroni in calcestruzzo armato, realizzati per contrastare un fuori piombo di circa 19 cm a quota cornicione esterno. Approfondite analisi diagnostiche attuate durante i lavori hanno condotto dapprima alla decisione di ridurre i carichi agenti sulla struttura - rinunciando così all’ultimo piano che risaliva al 1954 - e aumentando le condizioni di vincolo alla rotazione della facciata settecentesca per mezzo di incatenamenti.

Di fatto si è restituita dignità ad un prospetto di grande modernità che vede l’abbandono di canoni barocchi e rococò a vantaggio di linee pulite e asciutte che rendono il progetto perfettamente allineato alla più nota architettura settecentesca in ambiente romano.

  Architetto Francesca Marmo

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